
LOTTO E LEGGENDA
Anche sulla stessa origine di questa parola non tutti sono d'accordo. Alcuni infatti, sostengono che derivi dal francese “lot”., parola adottata per indicare una quota o una frazione del tutto, che si mette in divisione. Altri pensano che derivi dalla parola italiana “lotta”, altri ancora dalla radice teutonica “hleut”, che vuol dire oggetto a forma di disco estratto per decidere. Altri infine dall'inglese “lot” che equivale a destino, sorte più o meno fortunata. Come si vede quindi, le opinioni sono tante ed anche contraddittorie, ma di certo si può dire che di giochi simili al lotto o di vere e proprie lotterie, se ne è sempre parlato fin dalla notte dei tempi. Già ai tempi di Augusto e di Nerone esisteva qualcosa di simile, ovvero dei giochi che assicuravano vari premi in seguito all'acquisto di un apposito biglietto. Andando avanti nei secoli pare che in Italia il lotto articolato nella maniera in cui lo conosciamo, sia stato ideato da un tale Benedetto Gentile, ma va anche detto che se ne parla in un editto del re di Francia: Francesco I. A parte ciò il lotto divenne fiorente o meglio di successo tra gli appassionati in molti stati d’Europa mentre l’amministrazione finanziaria di molte nazioni cominciò a ricavarne notevoli vantaggi economici. In Italia infine le estrazioni regolari iniziarono nel 1871 e continuano tuttora come è ben noto.
Ma a parte questa ricostruzione storica, arida come tutte le vicende reali, esiste anche una ricostruzione più romanzata, in merito all’origine del lotto.
A Roma giochi aleatori basati sulle estrazioni dei numeri, si facevano all’epoca repubblicana ed imperiale, ma il lotto nella formula attuale fu introdotto da Papa Innocenzo m nel 1670. Benedetto XIII lo abolì nel 1727, ma Clemente XII lo ripristinò nel 1731 a condizione che fosse notevolmente aumentata la somma da pagare ai vincitori. Da allora la ruota di Roma uscì regolarmente negli Stati della Chiesa, fino al 2 settembre 1870, quando fu assorbita dallo Stato Italiano.
Papa Gregorio XVI fu protagonista di uno strano episodio. Le cronache del tempo raccontano di un frate che viveva in un convento della Capitale. Il quale aveva la fame di essere assistito. Dava cioè i numeri buoni per il lotto ai penitenti che si andavano a confessare. Probabilmente lo faceva anche un po’ per propaganda. In questo modo rendeva un favore ai suoi fedeli, ma non lo faceva di certo allo stato della Chiesa, perché i suoi numeri uscivano regolarmente. Un bel giorno fece addirittura vincere ad una parrocchiana la somma di dodicimila scudi, cifra davvero eccezionale. La notizia si sparse per la città ed arrivò all'orecchio del Papa che montò su tutte le furie. Ma come? Proprio un frate attentava alle già rovinate finanze vaticane? Pensò quindi di relegare l'umile francescano, il cui nome era Fra Pacifico, in uno sperduto convento di provincia dove gli fosse impossibile o quasi continuare a dare numeri vincenti al lotto. Il frate non protestò ed ubbidì. Diversi ammiratori lo accompagnarono per via del Corso, fino a Porta del Popolo, scortando la sua carrozza per un buon tratto della Flaminia, finché costrinsero la vettura a fermarsi a Ponte Milvio. La folla minacciò di voler staccare i cavalli. Voleva ad ogni costo ricondurre il frate a Roma. Ma su questo punto non vi fu nulla da fare.
<<Dacci almeno un terno!!!>>gridava la gente. E fra Pacifico che aveva ricevuto assoluto divieto dal Papa di dare i numeri, si commosse ed improvvisò alcuni versi rimasti memorabili:
“Roma se santa sei
perché crudel se' tanta!
Se dici che se' santa
certa bugiarda se”.
In questo modo ed interpretando bene le parole i presenti capirono che Fra Pacifico voleva dare una bella cinquina e cioè 66, 70, 16, 60 e 6!. Una bella cinquina che ovviamente tutti si affrettarono a giocare anche come ambo, temo e quaterna. Risultato: la settimana successiva uscì proprio un temo ricavato da questi numeri, ed il Papa fu costretto a pagare complessivamente oltre 300mila scudi. Una bella vendetta per l'umile frate mandato in esilio e lontano dai suoi fedeli».
Naturalmente questo è uno dei tanti aneddoti dei quali è ricca la storia del lotto.
BREVE STORIA SULLE ORIGINI DEL LOTTO
Il
lotto, così come lo conosciamo oggi,
non è altro che una particolare
varietà di tantissimi giochi
esercitati presso popoli antichi
quali greci, egizi, babilonesi e
romani.
Dobbiamo però aspettare fino al 1576
per vedere nascere il gioco del
lotto come quello, almeno per grosse
linee, che seguiamo con tanto
interesse.
E' Genova, e non Napoli come tutti
erroneamente credono, il luogo di
nascita del lotto.
Infatti è qui che tra centoventi
nobili genovesi, che si distinguono
per capacità ed esperienza, venivano
estratti, due volte l'anno, cinque
nominativi che subentravano ad
altrettanti membri del Senato e del
Consiglio dei Procuratori per i
quali era scaduto il mandato
elettorale.
Naturalmente tale sorteggio, per le
importanti conseguenze che
implicava, era seguito con il
massimo interesse da tutto il
popolo, da qui la nascita spontanea
di scommesse su nomi che sarebbero
stati estratti.
Dopo un primo timido quanto inutile
tentativo di proibire scommesse di
tal genere da parte del Governo
della Repubblica di Genova,
ritenendole, in un certo senso,
offensive per i candidati stessi,
seguì l'istituzione di un vero e
proprio banco del lotto, gestito dai
privati.
I cittadini potevano così prevedere,
puntando ovviamente alte somme di
denaro, i nomi dei nobili che
sarebbero stati estratti
successivamente e dai quali sarebbe
dipeso il futuro della Repubblica
stessa.
Da qui il gioco del lotto si diffuse
un pò in tutti gli altri numerosi
stati italiani (Piemonte, Stato
Pontificio, Veneto, Regno delle due
Sicilie.....) con caratteristiche
leggermente diverse.
Soltanto nel 1871, ad unificazione
avvenuta, furono scelte otto città
italiana (Bari, Firenze, Milano,
Palermo, Roma, Torino e Venezia)
denominate comunemente ruote o
compartimenti, a cui si aggiunsero,
nel 1939, Cagliari e Genova. La
città in cui era nato il gioco del
lotto, è stata scelta per ultima!
Le estrazioni dovevano avvenire il
sabato alla presenza di tutti i
cittadini
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